La sicurezza stradale si gioca sempre di più nelle città. È quanto emerge dallo studio "Mobilità urbana sicura", realizzato dalla Fondazione Filippo Caracciolo in collaborazione con ACI e il Politecnico di Torino, che mette a confronto i dati di nove grandi città europee, tra cui Roma, Milano, Berlino, Parigi e Madrid.
L'analisi evidenzia un dato significativo: oltre il 73% degli incidenti stradali italiani avviene in ambito urbano, dove si registra anche il 43% delle vittime. Nel 2024 sulle strade italiane si sono verificati 173.364 incidenti, con 3.030 morti. Sebbene il numero delle vittime sia in lieve calo rispetto all'anno precedente, il ritmo di riduzione resta lontano dagli obiettivi fissati dall'Unione Europea, che punta a dimezzare le vittime entro il 2030 e ad azzerarle entro il 2050.
Utenti vulnerabili sempre più esposti
Le città si confermano il contesto più critico per pedoni, ciclisti e motociclisti. Nel 2024 queste categorie hanno rappresentato oltre il 70% delle vittime della strada in ambito urbano, confermando come la mobilità cittadina richieda misure di protezione sempre più efficaci.
Accanto al costo umano, pesa quello economico. Gli incidenti stradali generano in Italia un costo sociale superiore ai 18 miliardi di euro all'anno, pari a quasi l'1% del PIL. Di questi, oltre 11 miliardi sono riconducibili agli incidenti che avvengono nelle aree urbane.
Infrastrutture, controlli e veicoli più moderni
Lo studio individua le principali cause dell'incidentalità: distrazione, mancato rispetto della segnaletica, velocità non adeguata e distanza di sicurezza insufficiente. A questi fattori si aggiungono infrastrutture non sempre adeguate, manutenzione carente e una raccolta dei dati ancora migliorabile.
Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dall'età del parco circolante. In Italia le auto hanno un'età mediana di circa 13 anni, con una quota elevata di veicoli privi dei più recenti sistemi di assistenza alla guida. Napoli rappresenta il caso più critico, con quasi la metà delle vetture che supera i vent'anni.
La tecnologia aiuta, ma non basta
Secondo i ricercatori, dispositivi come la frenata automatica d'emergenza, i sistemi di rilevamento dei pedoni, il monitoraggio dell'angolo cieco e gli assistenti intelligenti alla velocità possono contribuire a ridurre il numero e la gravità degli incidenti. Tuttavia, la tecnologia deve essere accompagnata da una strategia più ampia.
Lo studio indica come priorità una pianificazione urbana coerente, infrastrutture più sicure, manutenzione costante, controlli efficaci, rinnovo del parco veicoli, educazione permanente alla sicurezza stradale e un maggiore coordinamento tra amministrazioni locali e istituzioni nazionali.



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