giovedì 4 dicembre 2014

Messe Frankfurt: 180 partecipanti al Fimi, terzo forum sull’internazionalizzazione del made in Italy


Oltre 180 i partecipanti alla terza edizione di Fimi – Forum Internazionalizzazione Made in Italy, organizzato a Milano da Messe Frankfurt Italia in collaborazione con Gruppo Class. Appuntamento di riferimento per tutte le aziende che hanno intenzione di intercettare nuovi mercati di riferimento, Fimi ha aiutato a individuare fattori di successo, criticità e strategie da mettere in campo per portare all’estero prodotti e servizi.

 “Oltre il made in Italy: creatività e innovazione, driver del successo italiano  nel mondo”: questo il tema del forum che si è svolto ieri al Magna Pars di Milano. “Protagonista assoluto è stato il made in Italy, in ottima salute    ha  commentato  Donald   Wich,  amministratore  delegato   di Messe Frankfurt Italia – soprattutto grazie alla crescita delle esportazioni (+2% nel 2014/2015)”. “La bilancia commerciale italiana è in attivo – ha aggiunto - , non solo perché stanno diminuendo importazioni e prezzo del petrolio, ma proprio perché cresce l’export, trainato dalle quattro F (food, fashion, furniture farmaceutica) e dalle straordinarie performance della meccanica”. Un successo, quello del made in Italy nel mondo, riconducibile a fattori esogeni come la svalutazione dell’euro, i bassi tassi di interesse, la ripresa degli Stati Uniti e la crescita dei Paesi emergenti; ma soprattutto a fattori endogeni: la creatività (design, moda, gastronomia, Italian lifestyle), l’innovazione (di prodotto e, sempre più, di processi produttivi), l’export system, che guarda al modello tedesco. “Il made in Germany è sostenuto – ha spiegato Wich - da un sistema integrato che comprende Ministero dell’Economia, Camere di Commercio, associazioni, partecipazioni alle esposizioni e fiere”.

Messe Frankfurt, il principale ente fieristico tedesco, partner di oltre 2000 imprese italiane che esibiscono in Germania e nelle fiere-satellite organizzate in tutto il mondo, dimostra che nell’era digitale ha ancora, forse sempre più, senso partecipare alle esposizioni internazionali.

“Nelle nostre fiere – ha spiegato Detlef Braun, member of the Executive Board of Messe Frankfurt GmbH – gli espositori condividono i clienti con i loro competitor: è ancora il metodo più efficace per stabilire relazioni commerciali con una clientela altamente selezionata.

A questo si aggiunge, come secondo pilastro della nostra strategia, la presenza in tutti i mercati strategici con una rete di eventi sussidiari e indipendenti che ci consente di portare il nostro brand in tutto il mondo e essere partner globale per i nostri espositori”. Italia e Germania, ha sottolineato Braun, è un binomio vincente come dimostrano le vittorie della Ferrari. “Messe Frankfurt è orgogliosa di giocare un ruolo importante nel processo  di  internazionalizzazione  del  made  in  Italy  attraverso  una relazione di lunga data con l’industria italiana, le associazioni di categoria e i singoli imprenditori”.

Il  confronto  tra  esperienze  di  successo  è  stato  moderato  da  Andrea Cabrini,  direttore di Class Cnbc, che ha sottolineato: “Le aziende che esportano sono quelle che hanno i bilanci in positivo. L’internazionalizzazione però ha bisogno di investimenti, innovazione, creatività e organizzazione”. “È una scelta che richiede strategia – ha confermato  Carlo   Alberto   Carnevale   Maffé,   professor  of   Strategy Bocconi   University  School    of   Management       perché   i   mercati, spaventati dall’inaffidabilità nel tempo, ci chiedono di restare. Ecco perché servono organizzazione e luoghi di incontro come le fiere”. Ad animare il dibattito  dal  titolo
“La  grande   bellezza:   l’arte   dell’export  e  l’export dell’arte”, assieme a Carlo Alberto Carnevale Maffé, c’è stato Philippe Daverio, storico dell’arte,  autore e conduttore televisivo, scrittore e docente   universitario,  che  ha  aggiunto:  “Le  fiere  sono  fondamentali perché  impongono alle imprese italiane senso del termine e disciplina, e fanno emergere la capacità di essere organici sebbene disorganici tipica di un Paese, il nostro, che ha creato la società comunale”. I segreti del successo del made in Italy? “Il polpastrello degli imprenditori e l’anarchia del piccolo gruppo, ossia l’intuito delle piccole imprese che sanno annusare i mercati e adattarsi”, ha detto Daverio. “La capacità di ascoltare e stringere mani”, ha aggiunto Carnevale Maffé. Testimoni di queste capacità i protagonisti della tavola rotonda “Italian  leaders:  chi  ha vinto  la sfida della competitività”.

Storia di successo trainata dalla creatività quello di FontanaArte, che sta puntando verso Dubai e tutti i Paesi del Golfo Persico. “Abbiamo accettato la sfida delle nuove fonti luminose, delle nuove tecnologie e del mondo contract – ha detto Elisabetta  Bono, Contract  manager di FontanaArte - con una strategia di lungo termine che coinvolge tutto il team nell’individuazione del prodotto giusto”. Non solo creatività. “La cultura aziendale si è spostata – ha osservato Domenico  Guzzini, presidente di F.lli Guzzini, che ha stretto alleanze con un gruppo turco e un partner americano per entrare in quei mercati rispettivamente con il suo brand e con una nuova linea – dall’aspetto emozionale alla performance del prodotto, al packaging, alla presenza sui mercati esteri con propri punti vendita”. Negozi monomarca a Monaco, Miami e Chicago: così sta internazionalizzando Antoniolupi Design, che si prepara a portare nel Far East i suoi arredi per il bagno. “In fiera non si va per vendere.

Bisogna arrivare preparati – ha spiegato Andrea Lupi, amministratore delegato di Antoniolupi Design - e presentarsi con stand ben studiati. Nel frattempo, è necessario identificare il brand con negozi monomarca”.

 “Difficile esportare un marchio tipicamente italiano. Ecco perché abbiamo scelto di comprare un’azienda tedesca – ha spiegato Michele  Montagna, presidente del Gruppo  Alluflon che produce strumenti di cottura - per sviluppare i mercati europei, quello americano e anche il Far East”. “Cresce chi innova e chi esporta – ha confermato Gianni Manzetti, titolare  del Gruppo  Farmen ICD -. In un settore come la cosmesi, composto da tante piccole e medie realtà che riescono a fare collettività, è possibile vincere la sfida dell’internazionalizzazione presentandosi assieme”.

Dalla creatività all’innovazione. “L’industria manifatturiera, che sta vivendo la quarta rivoluzione industriale, ha bisogno sempre più – ha sottolineato Giuliano  Busetto,  presidente di Anie Automazione - di innovazione. Nel futuro prossimo c’è l’industria 4.0, in cui il mondo reale degli uomini dialoga con quello virtuale delle macchine, a loro volta in dialogo tra loro”. “Per costruire  questo  futuro  e  uscire  da  una  congiuntura  che  sembra  più negativa di quanto pensassimo servono modelli virtuosi”, ha detto Tomaso Carraro,   presidente  Assiot.   Virtuose,  ad  esempio,  le  innovazioni  di Canepa (tessuti per l’abbigliamento) e di Radicigroup (materie plastiche) in favore della sostenibilità. “La risoluzione di un problema con un tessuto – ha raccontato Alfonso Saibene Canepa, Supply  chain  & sustainability manager  di  Canepa  - ci ha fatto scoprire di poter diventare sostenibili. Oggi cerchiamo di condividere con altri produttori tessili la possibilità di risparmiare acqua”. Stanno cambiando i metodi produttivi, e non solo. “Ricordiamoci che la sostenibilità non riguarda solo l’ambiente – esorta Filippo   Servalli   di  Radigroup    ma  un  equilibrio  di  fattori  come  le condizioni di lavoro e la gestione economica dell’impresa”. L’invito alle fiere internazionali capaci di intercettare le esigenze del mercato e delle imprese è mettere al centro la sostenibilità.

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