Oltre 180 i partecipanti alla terza edizione di Fimi – Forum Internazionalizzazione Made in
Italy, organizzato a Milano da Messe
Frankfurt Italia in collaborazione con Gruppo
Class. Appuntamento di riferimento per tutte le aziende che hanno
intenzione di intercettare nuovi mercati di riferimento, Fimi ha aiutato a
individuare fattori di successo, criticità e strategie da mettere in campo per
portare all’estero prodotti e servizi.
“Oltre il made in
Italy: creatività e innovazione, driver del successo italiano nel mondo”: questo il tema del forum che
si è svolto ieri al Magna Pars di Milano. “Protagonista assoluto è stato il
made in Italy, in ottima salute – ha
commentato Donald Wich,
amministratore delegato di Messe Frankfurt Italia – soprattutto
grazie alla crescita delle esportazioni (+2% nel 2014/2015)”. “La bilancia
commerciale italiana è in attivo – ha aggiunto - , non solo perché stanno
diminuendo importazioni e prezzo del petrolio, ma proprio perché cresce
l’export, trainato dalle quattro F (food, fashion, furniture farmaceutica) e
dalle straordinarie performance della meccanica”. Un successo, quello del made
in Italy nel mondo, riconducibile a fattori esogeni come la svalutazione
dell’euro, i bassi tassi di interesse, la ripresa degli Stati Uniti e la
crescita dei Paesi emergenti; ma soprattutto a fattori endogeni: la creatività
(design, moda, gastronomia, Italian lifestyle), l’innovazione (di prodotto e,
sempre più, di processi produttivi), l’export system, che guarda al modello
tedesco. “Il made in Germany è sostenuto – ha spiegato Wich - da un sistema
integrato che comprende Ministero dell’Economia, Camere di Commercio,
associazioni, partecipazioni alle esposizioni e fiere”.
Messe Frankfurt, il principale ente fieristico tedesco,
partner di oltre 2000 imprese italiane che esibiscono in Germania e nelle
fiere-satellite organizzate in tutto il mondo, dimostra che nell’era digitale
ha ancora, forse sempre più, senso partecipare alle esposizioni internazionali.
“Nelle nostre fiere – ha spiegato Detlef Braun, member of
the Executive Board of Messe Frankfurt GmbH – gli espositori condividono i
clienti con i loro competitor: è ancora il metodo più efficace per stabilire
relazioni commerciali con una clientela altamente selezionata.
A questo si aggiunge, come secondo pilastro della nostra
strategia, la presenza in tutti i mercati strategici con una rete di eventi
sussidiari e indipendenti che ci consente di portare il nostro brand in tutto
il mondo e essere partner globale per i nostri espositori”. Italia e Germania,
ha sottolineato Braun, è un binomio vincente come dimostrano le vittorie della
Ferrari. “Messe Frankfurt è orgogliosa di giocare un ruolo importante nel
processo di internazionalizzazione del
made in Italy
attraverso una relazione di lunga
data con l’industria italiana, le associazioni di categoria e i singoli
imprenditori”.
Il confronto tra
esperienze di successo
è stato moderato
da Andrea Cabrini, direttore di Class Cnbc, che ha sottolineato:
“Le aziende che esportano sono quelle che hanno i bilanci in positivo.
L’internazionalizzazione però ha bisogno di investimenti, innovazione,
creatività e organizzazione”. “È una scelta che richiede strategia – ha
confermato Carlo Alberto
Carnevale Maffé, professor
of Strategy Bocconi University
School of Management
– perché i
mercati, spaventati dall’inaffidabilità nel tempo, ci chiedono di
restare. Ecco perché servono organizzazione e luoghi di incontro come le
fiere”. Ad animare il dibattito dal titolo
“La grande bellezza:
l’arte dell’export e
l’export dell’arte”, assieme a Carlo Alberto Carnevale Maffé, c’è stato
Philippe Daverio, storico dell’arte,
autore e conduttore televisivo, scrittore e docente universitario, che
ha aggiunto: “Le
fiere sono fondamentali perché impongono alle imprese italiane senso del
termine e disciplina, e fanno emergere la capacità di essere organici sebbene
disorganici tipica di un Paese, il nostro, che ha creato la società comunale”.
I segreti del successo del made in Italy? “Il polpastrello degli imprenditori e
l’anarchia del piccolo gruppo, ossia l’intuito delle piccole imprese che sanno
annusare i mercati e adattarsi”, ha detto Daverio. “La capacità di ascoltare e
stringere mani”, ha aggiunto Carnevale Maffé. Testimoni di queste capacità i
protagonisti della tavola rotonda “Italian
leaders: chi ha vinto
la sfida della competitività”.
Storia di successo trainata dalla creatività quello di
FontanaArte, che sta puntando verso Dubai e tutti i Paesi del Golfo Persico.
“Abbiamo accettato la sfida delle nuove fonti luminose, delle nuove tecnologie
e del mondo contract – ha detto Elisabetta
Bono, Contract manager di
FontanaArte - con una strategia di lungo termine che coinvolge tutto il team
nell’individuazione del prodotto giusto”. Non solo creatività. “La cultura
aziendale si è spostata – ha osservato Domenico
Guzzini, presidente di F.lli Guzzini, che ha stretto alleanze con un
gruppo turco e un partner americano per entrare in quei mercati rispettivamente
con il suo brand e con una nuova linea – dall’aspetto emozionale alla
performance del prodotto, al packaging, alla presenza sui mercati esteri con
propri punti vendita”. Negozi monomarca a Monaco, Miami e Chicago: così sta
internazionalizzando Antoniolupi Design, che si prepara a portare nel Far East
i suoi arredi per il bagno. “In fiera non si va per vendere.
Bisogna arrivare preparati – ha spiegato Andrea Lupi, amministratore
delegato di Antoniolupi Design - e presentarsi con stand ben studiati. Nel
frattempo, è necessario identificare il brand con negozi monomarca”.
“Difficile esportare
un marchio tipicamente italiano. Ecco perché abbiamo scelto di comprare
un’azienda tedesca – ha spiegato Michele
Montagna, presidente del Gruppo
Alluflon che produce strumenti di cottura - per sviluppare i mercati
europei, quello americano e anche il Far East”. “Cresce chi innova e chi
esporta – ha confermato Gianni Manzetti, titolare del Gruppo
Farmen ICD -. In un settore come la cosmesi, composto da tante piccole e
medie realtà che riescono a fare collettività, è possibile vincere la sfida
dell’internazionalizzazione presentandosi assieme”.
Dalla creatività all’innovazione. “L’industria
manifatturiera, che sta vivendo la quarta rivoluzione industriale, ha bisogno
sempre più – ha sottolineato Giuliano
Busetto, presidente di Anie
Automazione - di innovazione. Nel futuro prossimo c’è l’industria 4.0, in cui
il mondo reale degli uomini dialoga con quello virtuale delle macchine, a loro
volta in dialogo tra loro”. “Per costruire
questo futuro e
uscire da una
congiuntura che sembra
più negativa di quanto pensassimo servono modelli virtuosi”, ha detto
Tomaso Carraro, presidente Assiot.
Virtuose, ad esempio,
le innovazioni di Canepa (tessuti per l’abbigliamento) e di
Radicigroup (materie plastiche) in favore della sostenibilità. “La risoluzione
di un problema con un tessuto – ha raccontato Alfonso Saibene Canepa, Supply chain
& sustainability manager
di Canepa - ci ha fatto scoprire di poter diventare
sostenibili. Oggi cerchiamo di condividere con altri produttori tessili la
possibilità di risparmiare acqua”. Stanno cambiando i metodi produttivi, e non
solo. “Ricordiamoci che la sostenibilità non riguarda solo l’ambiente – esorta
Filippo Servalli di
Radigroup – ma
un equilibrio di
fattori come le condizioni di lavoro e la gestione
economica dell’impresa”. L’invito alle fiere internazionali capaci di intercettare
le esigenze del mercato e delle imprese è mettere al centro la sostenibilità.
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