Rémi Taffin,
Direttore Prestazioni di Pista di Renault Sport F1, commenta il circuito di
Yeongam e l’impegno di Renault in vista del GP di Corea - Il Gran Premio di Corea impone al motore requisiti di livello medio,
alternando lunghi rettilinei a sequenze di curve. Il rapporto tra potenza ed
elasticità di manovra è abbastanza equilibrato. Normalmente, curve e rettilinei
sono distribuiti in maniera uniforme nell’arco del giro. In Corea, invece, è
come se il circuito fosse stato diviso in due: la prima metà è dedicata alle
performance, con l’80% a piena potenza.
La seconda porzione è molto sinuosa e costringe a
un’alternanza di accelerazioni e frenate. L’erogazione di potenza dev’essere
molto precisa e si conta sul freno motore, la trazione e la coppia. Ci sono
curve veloci, soprattutto all’inizio di questa parte, ma verso la fine il
pilota è quasi costretto ad accelerare “a singhiozzo”, con virate ad angolo
retto inframmezzate da brevi riprese. Ecco perché il consumo di carburante per
giro è incredibilmente alto su questo circuito. È il secondo valore più elevato
della stagione, dopo Spa. Noi cerchiamo di giocare con le diverse modalità del
motore per ridurre il peso del carburante imbarcato a inizio gara.
Non c’è nulla di particolare da dire su Yeongam; ciononostante,
Renault Sport F1 attende con impazienza il Gran Premio di Corea. Se una delle
monoposto con motore Renault conquisterà la pole, sarà un evento straordinario
per noi, perché eguaglieremo il record di pole position per un costruttore
motoristico*. Attualmente il primo posto è della Ferrari. È solo un primato
statistico, eppure regala una forte emozione.
*La Ferrari ha all’attivo 208 pole position.
Statistiche del
circuito di Yeongam
Lunghezza (km): 5,615
Velocità media (km/h): 195
Velocità massima (km/h): 317
% di giro alla massima accelerazione: 55
Consumo di carburante per giro (kg): 2,70
Consumo di carburante (l/100 km): 68
Circuito di Yeongam:
tre tratti nel dettaglio
Il rettilineo tra le
curve 2 e 3
I rettilinei del Circuito internazionale di Corea sono tre e
quello che passa davanti ai box non è il più lungo. Il primato spetta al tratto
di 1150 metri che collega le curve 2 e 3, dove il motore sale a pieno regime
per circa 15 secondi. Qui si gioca tutto sulla velocità massima e la spinta di
accelerazione; i cambi marcia, in particolare l’innesto della settima, devono
essere calibrati con attenzione. In caso di errore, l’accelerazione ne risente
per l’innesco troppo anticipato del ruttore, mentre gli avversari incalzano. A
complicare la situazione intervengono le condizioni meteo, estremamente
variabili a causa della vicinanza al mare e della bassa altitudine. Anche la
direzione del vento può cambiare da un giorno all’altro. Sommando il rettifilo
d’arrivo, lungo circa 700 metri, oltre l’80% della prima sezione di circuito si
percorre all’accelerazione massima.
Curve da 6 a 9
La sequenza tra le curve 6 e 9 sembra sinuosa, ma può
accadere che i piloti la affrontino a tutta velocità, quindi con il motore
spinto al massimo per 700 metri. In uscita dalla curva 6 si sale di marcia per
conservare la spinta quando la monoposto imbocca la serpentina. Le
accelerazioni laterali, qui, si fanno sentire e i liquidi – acqua, lubrificanti
e carburante – si rimescolano vigorosamente nei rispettivi serbatoi. È dunque
fondamentale avere un livello di benzina sufficiente, soprattutto a fine corsa.
In caso contrario, le pompe pescherebbero a vuoto, con il rischio di lasciare a
secco il motore.
Curve da 14 a 16
Dopo la curva 9, il tracciato è una serie di curve in
seconda, terza o quarta, negoziate a circa 215 km/h. L’ultima sequenza, dalla
curva 14 alla 16, è caratteristica. Il pilota deve letteralmente danzare con il
pedale dell’acceleratore, passando continuamente da “on” a “off”, un rituale
che manda alle stelle i consumi di carburante, che qui toccano uno dei valori
più elevati della stagione.
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