mercoledì 20 giugno 2012

Il sigillo di Padova consegnato all’Isola del Giglio


Tappa straordinaria del primo tour ecologico in barca a vela e Porsche ibrida lungo le coste italiane. Elettra Marconi madrina di Un giro per la vita
 Il Comune di Padova oggi ha consegnato al sindaco dell’Isola del Giglio, Sergio Ortelli, il sigillo della città di Padova (l’ostensione di Sant’Antonio), quale riconoscimento dell’impegno a favore dei passeggeri della Costa Concordia nella drammatica notte del 26 gennaio e nei giorni seguenti. “Dopo il gonfalone d’argento della Regione Toscana, questo è il secondo riconoscimento ufficiale che abbiamo ricevuto – ha detto il sindaco – e ci fa enorme piacere perché arriva da lontano”. A portarlo è stato l’equipaggio di “Un giro per la vita” che, guidato dallo skipper ambientalista padovano Alfredo Giacon, sta completando il primo giro d’Italia ecologico in barca a vela Sly 42 Fun, seguita lungo costa dalla Porsche Panamera ibrida. Con Giacon c’erano i velisti Nicoletta Siviero, Renato e Paolino Carafa, Roberto Brumat che segue il tour in auto con altri giornalisti. Sbarcata dalla barca sul Giglio anche la principessa Elettra Marconi, figlia dell’inventore della radio, appassionata velista e madrina dell’iniziativa.

Nel saluto alla delegazione veneto-romana, il sindaco era accompagnato dal vice sindaco Mario Pellegrini e dal comandante della Polizia urbana Roberto Galli che tra i primi hanno prestato soccorso; con loro anche rappresentanti degli altri organismi che hanno salvato passeggeri ed equipaggio della Costa: carabinieri, polizia, Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Vigili del fuoco.
“La nostra bella isola è stata violata nella sua intimità in una bella notte di luna piena- ha detto il primo cittadino- dando subito una prova di grande umanità. I cittadini hanno aperto le loro case, gli albergatori i loro hotel. Abbiamo lasciato le porte aperte a 4.000 persone che si sono riversate tutte insieme in un borgo di 900 abitanti. Grazie alla tecnologia e alla solidarietà abbiamo dimostrato che anche questo è un modo di essere italiani: un modo che funziona”.

Nei ricordi dei protagonisti c’è il silenzio irreale dei primi momenti e l’incredulità nel vedere improvvisamente il colosso illuminato a due passi dalle finestre di casa.  “Sono stato tra i primi ad arrivare con la pilotina dei carabinieri- dice il comandante della polizia urbana – e ho attivato la procedura di emergenza. Dalla Costa si buttavano a mare, anche un anziano disabile; ho tratto in salvo i primi e quando sugli scogli ho scorto delle luci vi ho trovato cinque membri dell’equipaggio, tra cui il comandante Schettino. Per cinque volte l’ho invitato a seguirmi al porto per riportarlo a bordo, ma non ha voluto: diceva che voleva coordinare da lì. Ricordo che era asciutto, mentre gli altri ufficiali erano zuppi d’acqua. Mi è sembrato molto tranquillo, come se non stesse comprendendo la situazione”.
Il vice sindaco Mario Pellegrini invece a bordo ci è salito per portare aiuto dopo l’allarme lanciato dai carabinieri alle 22,45. “Sono arrivato al porto contemporaneamente al sindaco e sono salito sulla Costa Concordia dalla biscaggina. Ho incontrato passeggeri che piangevano, spaventati e increduli; tutti coi salvagente. Dopo aver aiutato le persone a salire sulle scialuppe, la nave era poco inclinata, ho cercato gli ufficiali, trovando solo Simone Canessa. Con lui, col medico e il commissario di bordo, ho vissuto i momenti peggiori. Ci siamo spostati sull’altro fianco della nave che poi si è inclinato. Con le corde sottili che assicurano i salvagente abbiamo estratto a fatica nove tra passeggeri e membri dell’equipaggio imprigionati nell’acqua di uno stretto corridoio inclinato. La luce a un tratto si è spenta e abbiamo issato su le persone al chiarore della luna: l’ultima aveva già l’acqua alla gola. Poi ci siamo portati sulla fiancata esterna della nave, aiutando gli ultimi a scendere sulle scialuppe dalla biscaggina: era la colonna di formiche umane ripresa dalla telecamera a raggi infrarossi dell’elicottero. La paura l’ho vissuta dopo alcuni giorni, ripensando ai miei due figli che han rischiato di restare senza padre. Bastavano venti secondi di incertezza e sarei stato anch’io inghiottito dall’acqua”.   

Prossima tappa di Un giro per la vita, Scarlino (GR) dove barca e auto arriveranno lunedì pomeriggio.

I due equipaggi della barca a vela Sly 42 Fun e della Porsche Panamera S Hybrid portano in 15 regioni “marinare” il loro messaggio ecologico: promuovere valori e stili di vita compatibili con la necessità di preservare il pianeta per consegnarlo sano alle nuove generazioni. Il mare visto da terra e la terra vista dal mare, sono le due diverse visioni dell’Italia che l’iniziativa di Alfredo Giacon, ambientalista scrittore e velista padovano dell’associazione ASD Jancris, vuol raccontare con i mezzi messi a disposizione da due aziende attente alla tutela ambientale come Porsche Italia e Sly Marine, in collaborazione con Centro Sportivo Italiano e Lega Navale Italiana e col patrocinio del Ministero dell’Ambiente, Tutela del territorio e del mare. Negli 8 principali approdi della circumnavigazione d‘Italia in 25 tappe, tra cui Civitavecchia, i due equipaggi incontrano le comunità locali affrontando con loro altrettanti grandi temi ambientalisti. Il Giro conta sui patrocini del Comando Generale del corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, del Centro Internazionale Radio Medico, di Assonautica, di Eurispes, Federazione Italiana Vela, ACEGAS APS.
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Ad ogni rendez-vous dei due mezzi ecologici, il Comune ospite e le sezioni locali della Lega Navale Italiana e del Centro Sportivo Italiano, richiamano pubblico per un cocktail di benvenuto con prodotti tipici a km zero e per parlare di nuovi stili di vita, innovazione, turismo intelligente, beni culturali, Mediterraneo, dieta mediterranea, letteratura di viaggio, sport pulito.
Col suo equipaggio di tre persone, Alfredo Giacon con la moglie Nicoletta Siviero, la loro cagnetta Trudy “consumata velista intercontinentale” e Renato Carafa spin-off di La Sapienza Università di Roma, la vela resta ormeggiata per almeno un giorno in ciascun porto. Durante i 64 giorni di navigazione viene “pedinata” via terra dalla Porsche Panamera S Hybrid, affidata al giornalista Roberto Brumat che segue la costa assieme a colleghi dei media locali: un viaggio alla scoperta del territorio, ma anche della tecnologia Porsche che, nel caso di questo veicolo ibrido, gli permette di veleggiare grazie al disaccoppiamento dei motori elettrico e termico, con risparmio di carburante ed emissioni che scendono a zero.
Con foto, video, reportages gli equipaggi testimoniano ciò che incontrano sotto il profilo ambientale, culturale e del turismo alternativo.
Nelle varie tappe del tour, Ugo Mursia Editore organizza presentazioni di libri a tema marinaresco- ambientalista. Per gli appassionati di auto e barche, nei principali approdi (i prossimi sono Livorno e Andora) si organizzano incontri ed eventi cui possono partecipare anche appassionati di Porsche e Sly yacht; ad ogni tappa i ragazzi delle scuole sono invitati al porto per affrontare i temi ecologici a contatto con equipaggi, auto, vela ed esperti locali.
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