mercoledì 7 ottobre 2026

Ue, Cina e auto: a Pechino si cerca un’intesa per frenare le tensioni commerciali


 La partita commerciale tra Unione europea e Cina entra in una fase decisiva. L’8 e il 9 ottobre il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, sarà a Pechino per incontrare il ministro cinese del Commercio Wang Wentao, con l’obiettivo di trasformare mesi di confronto tecnico in impegni verificabili. Bruxelles chiede a Pechino misure concrete per riequilibrare gli scambi, facilitare l’accesso delle imprese europee al mercato cinese e attenuare la pressione delle esportazioni cinesi sul mercato comunitario. 

 La posta economica è rilevante

Il disavanzo commerciale dell’Ue nei confronti della Cina ha raggiunto 360,6 miliardi di euro nel 2025, in aumento del 15% rispetto all’anno precedente, e secondo i dati citati da Reuters si è ulteriormente ampliato nella prima metà del 2026. A preoccupare Bruxelles non è soltanto il valore complessivo dell’interscambio, ma la crescente penetrazione dei prodotti cinesi in comparti industriali considerati strategici, dalle batterie alle auto elettriche, fino a tessile e plastica. 

L’automotive resta il dossier più sensibile

Al centro del negoziato c’è soprattutto l’automotive. L’Unione europea sta cercando un’alternativa negoziale ai dazi compensativi sulle auto elettriche a batteria (BEV) prodotte in Cina, in vigore dal 2024 con aliquote differenziate a seconda del costruttore. La Commissione ha aperto la strada a possibili price undertakings, cioè impegni volontari degli esportatori a rispettare un prezzo minimo di importazione, accompagnati da condizioni specifiche su volumi, canali di vendita e investimenti nell’Ue. 

 

Non si tratta soltanto di un'ipotesi teorica

Nel febbraio 2026 la Commissione haaccettato il primo impegno di questo tipo da parte di Volkswagen Anhui per la Cupra Tavascan, modello prodotto in Cina: l’accordo prevede un prezzo minimo di importazione, limitazioni sui volumi e impegni di investimento nell’Unione, in cambiodell’esenzione dai dazi compensativi applicabili al modello. 

Il confronto di ottobre potrebbe quindi estendere questa logica a una platea più ampia di produttori e modelli. Per Bruxelles, l’obiettivo è evitare che la risposta alle distorsioni del mercato si traduca esclusivamente in un aumento delle barriere commerciali, mantenendo invece aperto uno spazio per soluzioni compatibili con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Parallelamente, l’Ue chiede alla Cina di valutare limiti volontari alle esportazioni di veicoli ibridi plug-in, segmento nel quale le vendite dei costruttori cinesi in Europa sono cresciute mentre il mercato continentale attraversa una fase di forte trasformazione. Laquestione è diventata più urgente dopo l’introduzione dei dazi sulle BEV: Bruxelles teme che una parte della pressione competitiva possa semplicemente spostarsi verso tecnologie non direttamente interessate dalle misure. 

La carta del rimborso fiscale cinese

Un ulteriore elemento potrebbe arrivare dalla politica fiscale di Pechino. Secondo un’analisi di Reuters Breakingviews, la Cina potrebbe procedere già dal prossimo anno auna progressiva eliminazione del rimborso fiscale del 13% sulle esportazioni di veicoli elettrici. Al momento, tuttavia, non è stato annunciato alcun provvedimento ufficiale.

La misura avrebbe effetti potenzialmente significativi sui margini dei produttori cinesi, soprattutto per i costruttori più piccoli, mentre i grandi gruppi dotati di marchi consolidati e maggiore capacità tecnologica e finanziaria potrebbero assorbire piùfacilmente il cambiamento. Per Pechino, una riduzione degli incentivi all’export potrebbe inoltre contribuire a contenere la sovracapacità industriale e favorire il processo di consolidamento del settore automobilistico domestico. 

Se confermata, la modifica fiscale avrebbe anche una valenza negoziale: riducendo il sostegno indiretto alle esportazioni, la Cina potrebbe attenuare una delle principali contestazioni europee senza ricorrere a quote esplicite o a restrizioni amministrative sulle vendite all’estero.

Terre rare, il secondo fronte della trattativa

Accanto alle automobili c’è un dossier ancora più strategico: quello delle terre rare edelle materie prime critiche. Le restrizioni cinesi alle esportazioni hanno accresciuto le preoccupazioni delle industrie europee, considerata la centralità di questi materiali nella produzione di motori elettrici, elettronica, batterie, apparecchiature industriali e tecnologie avanzate.

Bruxelles punta quindi a ottenere maggiore prevedibilità nelle forniture e procedure più trasparenti per le licenze di esportazione. Il tema è particolarmente delicato perché la questione delle terre rare non riguarda soltanto il commercio, ma anche la sicurezza delle catene di approvvigionamento e la capacità dell’industria europea di ridurre le proprie dipendenze esterne. Le restrizioni cinesi sulle materie prime critiche figurano esplicitamente tra gli argomenti discussi nei preparativi del confronto di Pechino.

Bruxelles cerca risultati, Pechino margini di manovra

Il negoziato arriva in un momento nel quale il rapporto economico tra Ue e Cina è sottoposto a pressioni crescenti. Bruxelles vuole evitare un’escalation tariffaria, ma allo stesso tempo deve dimostrare ai governi e alle imprese europee che il dialogo con Pechino può produrre risultati misurabili.

La Commissione ha indicato come priorità un esito «credibile» dei colloqui e ha chiesto che il confronto passi dalle dichiarazioni agli interventi concreti. Sullo sfondo resta la possibilità che, in assenza di progressi, l’Unione rafforzi ulteriormente i propri strumentidi difesa commerciale. Germania e Francia stanno inoltre discutendo nuovi meccanismi di risposta alle eventuali pressioni economiche e alle restrizioni sulle forniture strategiche. 

 

Per Pechino, invece, il margine di compromesso deve essere calibrato in modo da non compromettere la competitività internazionale dei propri gruppi industriali. L’eventuale riduzione dei sostegni all’export potrebbe dunque diventare uno strumento per gestire contemporaneamente le tensioni con l’Europa, la sovracapacità produttiva interna e la sostenibilità della politica fiscale.

I colloqui dell’8 e 9 ottobre rappresentano così un passaggio importante, ma non necessariamente conclusivo. Auto elettriche, esportazioni, accesso al mercato e terre rare sono ormai dossier interconnessi, nei quali commercio e politica industriale si sovrappongono. La capacità di Bruxelles e Pechino di individuare soluzioni verificabili determinerà non soltanto l’evoluzione dei rapporti bilaterali nei prossimi mesi, ma anche il grado di apertura dei mercati nel settore automobilistico e nelle principali filiere industriali strategiche.

 

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