mercoledì 21 gennaio 2026

Alfa Romeo e l’errore di marketing: perché puntare su Errani non convince


Alfa Romeo annuncia Sara Errani come nuova Brand Ambassador e rafforza così il proprio presidio nel mondo del tennis. Una scelta che punta sull’esperienza e sul palmarès di una delle atlete più vincenti della storia azzurra, ma che solleva anche più di un interrogativo sul piano della strategia di comunicazione e del posizionamento del marchio.

 

Errani affianca Jasmine Paolini, già volto del brand, andando a costruire una coppia che – nelle intenzioni di Alfa Romeo – dovrebbe rappresentare due anime complementari del tennis italiano: l’energia del presente e la solidità dell’esperienza. Tuttavia, proprio qui emerge il primo punto critico. Se Paolini incarna una narrazione coerente con un brand che vuole ringiovanire il proprio pubblico e rilanciarsi in chiave contemporanea, la figura di Errani appare meno allineata a un marchio che ambisce a parlare di sportività, performance e futuro.



Un curriculum indiscutibile ma…

Il curriculum di Sara Errani è indiscutibile: oltre 40 titoli in carriera, nove Slam in doppio, numero uno WTA nel 2012 e un oro olimpico nel 2024. Ma il suo profilo è fortemente legato al passato recente del tennis, più che a una proiezione forward-looking. In un momento in cui Alfa Romeo sta tentando di ridefinire la propria identità tra elettrificazione, design e rilancio globale, la scelta di un’ambassador a fine carriera rischia di risultare più celebrativa che strategica.

Il tennis, oggi, è uno strumento di comunicazione potente soprattutto per intercettare nuovi target, digitali e internazionali. In questo contesto, puntare su un volto già ampiamente consolidato – e meno riconoscibile per il pubblico più giovane – sembra una mossa conservativa, che privilegia la credibilità istituzionale rispetto all’impatto mediatico e alla capacità di generare aspirazione.



Alfa Romeo parla di passione, determinazione e stile italiano: valori che Errani rappresenta senza dubbio. Ma resta il dubbio che il brand stia guardando più allo specchietto retrovisore che alla strada davanti a sé. In un mercato automotive sempre più competitivo e affollato di narrazioni fresche, il rischio è quello di raccontare l’eccellenza di ieri mentre il pubblico chiede visioni di domani.

Una scelta rispettabile, ma che lascia aperta una domanda chiave: Alfa Romeo vuole celebrare lo sport italiano o usarlo davvero come leva di rilancio?










 

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