Le imprese italiane competono
nel mondo in attesa della ripresa della produzione nazionale. In un
contesto di crescita mondiale, la
filiera italiana è in sofferenza, con un
calo del 9,2% del fatturato. Meglio in Piemonte (-5,2%), soprattutto per
engineering e designer (+1,6%). Scende
per la prima volta anche l’export
(-5,3%). I mercati lontani e la qualità
dei prodotti si confermano le maggiori leve competitive.
È stata presentata la nuova edizione
dell’Osservatorio sulla filiera
autoveicolare italiana realizzata dalla
Camera di commercio
di Torino, in collaborazione con
l’ANFIA - Associazione Nazionale
Filiera Industria Automobilistica, la Camera
di commercio di Chieti e la Camera
di commercio di Modena.
L’indagine, curata da Step
Ricerche, si basa su interviste ai principali operatori, su focus group
organizzati presso le diverse
realtà locali e sulle risposte a
un questionario di 25 domande da parte
di 791 imprese della filiera autoveicolare nazionale, fornite nel mese
di maggio 2013. Le risposte degli imprenditori sono state
incrociate con i dati di bilancio per dare una misura
dei fenomeni in corso nel settore
nazionale e confrontarli con quanto sta avvenendo nel contesto internazionale.
“Dopo un 2011
positivo, il 2012 registra una
flessione del fatturato della filiera autoveicolare italiana (-9,2%)
che appare comunque più attenuata per le imprese piemontesi (-5,2%) - ha
osservato Guido Bolatto, Segretario
Generale della Camera di commercio di Torino - Hanno
sofferto maggiormente le
imprese che realizzano
componenti semplici, più
facilmente attaccabili dalla concorrenza,
mentre chi ha
puntato sulla qualità, come
gli engineering e designer
piemontesi (+1,6%), è riuscito a contenere la riduzione.
La frontiera della produzione
negli ultimi anni
si è poi spostata verso est o più in generale verso i paesi
emergenti, ma le iniziative promosse
negli ultimi dieci anni a favore dell’internazionalizzazione hanno prodotto
i loro frutti: oggi, infatti, tre esportatori su cinque riescono a
raggiungere questi nuovi mercati”.
“Dopo due anni consecutivi in crescita, il 2012 ha
segnato un’inversione di rotta per il
comparto della componentistica – ha
commentato Mauro Ferrari, Presidente del Gruppo
Componenti ANFIA – con una riduzione
del fatturato del 9,2% a causa
della contrazione del mercato e della produzione nazionale
(-19,8% per le vendite e -18,3%
per la produzione di autovetture in
Italia) e anche della flessione
dell’export, pari al -5,3%
rispetto al 2011, quando
si erano superati i livelli pre-crisi. Grazie al calo delle
importazioni (-10%), la bilancia commerciale si è mantenuta positiva per 7,4
miliardi: record di sempre, a conferma
della vivacità di un settore di punta, tecnologicamente avanzato e di
per sé competitivo, nonostante si trovi
ad operare in un Sistema Paese con un
grave gap di
competitività rispetto agli
altri mercati europei,
del tutto incompatibile con la
ripresa dalla crisi, ancora prima del vero e proprio sviluppo. Per garantire la
sopravvivenza e la crescita del
comparto nei prossimi
decenni – ha concluso Ferrari – è indispensabile continuare
a puntare su
creatività e innovazione di prodotto e di
processo, sull’aggregazione delle
imprese, perché un tessuto
imprenditoriale costituito in gran
parte da PMI abbia una struttura adeguata
ad affrontare i
mercati internazionali, e
sull’internazionalizzazione come opportunità sia sul fronte dell’export,
sia su quello della localizzazione nei mercati ad alta crescita”.
Sintesi dei dati
Nel mondo crescono le
immatricolazioni (+5% rispetto
al 2011) e
la produzione di autoveicoli (+5,3%). L’Europa a 27
tuttavia non aggancia l’espansione del mercato globale: per il
quinto anno consecutivo calano le vendite (-8,4%) per quasi tutti
i maggiori costruttori e scende anche
la produzione (-7,3%). I componentisti italiani sono 24.271,
con 166mila addetti: il Piemonte ospita 872 imprese e 90mila addetti. La filiera fattura complessivamente quasi 38
miliardi di euro, di cui poco
meno di 18 in Piemonte (il 47%). Dopo
un 2011 in cui si era registrata una crescita dei ricavi, nel 2012 la filiera nazionale ha
subito una contrazione dei fatturati del -9,2%, attenuata per le imprese piemontesi (-5,2%), soprattutto
grazie agli engineering & designers (+1,6%).
Dopo il record dello scorso
anno (19 miliardi
di euro), le
esportazioni di parti
e componenti si sono assestate a
18,1 miliardi con un
calo del 5,3%. La
variazione del Piemonte è
allineata alla media
nazionale (-5% rispetto al 2011),
che porta le esportazioni piemontesi a
una quota di poco superiore ai 7 miliardi di euro, il 40% del valore italiano.
Aperti 39 stabilimenti all’estero, soprattutto nelle aree
di più forte crescita. La
dipendenza da Fiat si assesta sul 40,7%
del totale dei
ricavi italiani: in calo
il valore piemontese, passato in un anno
dal 50,6% al 46,4%.
Uno sguardo al 2013
Nel primo trimestre
del 2013 si intravede qualche timido
segnale positivo o per lo
meno di tenuta. Le esportazioni nazionali di
autoveicoli, componenti e carrozzerie
sono stabili rispetto
allo stesso periodo del 2012,
quelle piemontesi riescono a crescere
del 4,1%. La produzione nazionale segna
un'altra flessione (-7,8%),
risultato di due mesi di
crescita (gennaio e marzo) e di febbraio in calo (-27,5%). Il
campione intervistato si
divide fra coloro
che dichiarano una
crescita degli ordinativi nazionali (57%) e
coloro che hanno ridotto ancora le commesse (43%), con un saldo positivo del 14%. La raccolta ordini va meglio per chi si rivolge ai mercati internazionali: in questo caso coloro che dichiarano un aumento sono il 67% e il saldo positivo
risulta pari al 33,6%.
Il contesto
internazionale 2012
Immatricolazioni La domanda di autoveicoli continua ad aumentare. Globalmente nel 2012 si sono immatricolati 81,7 milioni di
autoveicoli, +5% rispetto al 2011. Tutti
i paesi BRIC sono in crescita
e la Cina, da anni
il primo mercato
mondiale, è ulteriormente
cresciuta del 4,3%.
Sono riprese ad aumentare
però le immatricolazioni in
alcuni mercati sviluppati:
Stati Uniti +13,4%
e Giappone +27,5%. Nell'Europa
a 27 invece
si registra nel
2012 e per
il quinto anno
consecutivo una contrazione
delle immatricolazioni (-8,4%). La crisi
delle vendite ha
riguardato tutti i paesi, salvo
la Gran Bretagna (+3,7%): maglia nera all'Italia (-21%), seguita dalla
Francia (-13,2%) e dalla Germania
(-3,3%). Questa dinamica ha ripercussioni su tutti i costruttori europei: Volkswagen
perde l'1,1% delle immatricolazioni, Renault addirittura
il 18,9% e il gruppo Fiat il 15,8%. L'unico grande costruttore a
crescere in Europa è Hyundai-Kia (+11,5%).
Produzione Anche la
produzione mondiale tende a crescere (84 milioni di unità, +5,3%
rispetto al 2011). L'Asia è il primo
continente produttore con il 59%
della produzione mondiale: un
autoveicolo su due nel
mondo viene assemblato qui.
Il NAFTA2 è l’area
a più alta crescita (15,8
milioni di autoveicoli prodotti,
+17,2% rispetto al 2011), grazie alla ripresa
economica degli USA.
L’analisi si basa
sulle società di capitale, in quanto sono le imprese di cui l’Osservatorio dispone dei
dati di bilancio. Questi dati sono estratti dal
database di AIDA prodotto e commercializzato da Bureau
VanDijk Electronic
Publishing, che raccoglie
i bilanci (consolidati e non) depositati dalle società di capitali che hanno sede in Italia.
2 Il North American Free Trade Agreement (NAFTA)
comprende Canada, Messico e Stati Uniti si
sono prodotti 16,2 milioni
di veicoli, con un
calo pari al
-7,3%. In sostanza, la produzione europea riflette le condizioni
di compressione del mercato europeo delle immatricolazioni. In seguito
alla flessione del
2011 (-5,7%), nel
2012 la produzione
italiana di autoveicoli
è ulteriormente diminuita (-15%),
per un
totale di 671mila autoveicoli assemblati. A differenza
del 2011, lo
scorso anno il settore non ha
potuto beneficiare della tenuta
della produzione finale di veicoli
industriali e commerciali, che dopo due
anni di crescita sono tornati a flettere (-9,8%).
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