Sembra che di questi tempi Dacia
abbia trovato la formula magica per immettere sul mercato vetture di un certo
interesse pur garantendo all’automobilista un prezzo di acquisto relativamente
più basso della media (si parte da poco meno di ottomila euro). Ma cosa vuol
dire proporre vetture economiche e interessanti allo stesso tempo? Ci è parso
di capire che nella testa di Dacia il segreto stia nel togliere il superfluo
per investire tempo e risorse dove si reputa c’è ne sia più bisogno. Abbiamo
concentrato la nostra attenzione su due motorizzazioni in particolare il tre
cilindri benzina TCe90 e un più tradizionale propulsore turbodiesel 1,5 dCi da
75 cv.
Testi e foto di Giuseppe Scalisi
Tre cilindri possono bastare
Il piccolo tre cilindri, la cui
cubatura non supera i mille centimetri cubici, fa il suo lavoro in maniera
onesta e senza nemmeno mostrare il fianco a particolari critiche specie perché
supportato da una rapportatura delle marce, specie per ciò che concerne la
terza, davvero azzeccata. Il suo punto di forza è sicuramente la flessibilità e
un buon arco di utilizzo che permette di riprendere dalla marce più alte anche
senza far continuo ricorso al cambio. Il piccolo propulsore tre cilindri, al
contrario di quanto si possa immaginare, mostra una buona propulsione a
“prendere i giri” e se ben sfruttato è in grado di regalare più di qualche
sorpresa. Alla guida quello che sorprende di più è proprio il comportamento del
piccolo tre cilindri che riesce davvero a risultare piacevole specie quando si
comincia a fare buon uso del gruppo motore\cambio\frizione. Proprio in questa
situazione si possono apprezzare al meglio le doti di guida di questa due
volumi che oltre a garantire una spesa di partenza ridotta e consumi bassi può
anche far divertire ovviamente sempre in rapporto a propulsore e cavalleria.
Un TurboDiesel dalle molte
qualità
Si sa che per ciò che riguarda i
propulsori alimentati a gasolio il mercato italiano è storicamente un
territorio molto fertile. Da qui nasce l’idea di sfruttare la tecnologia del
gruppo di cui anche Dacia fa parte. Il risultato è una propulsore che fa della
flessibilità la sua arma vincente. In questo allestimento la Sandero si lascia
guida con una certa scioltezza. Il turbodiesel non mostra il fianco a critica e
si dimostra poco assetato in ogni condizione. Con i suoi 1500 cm3 e i 75 cv
rappresenta per Dacia il miglior compromesso tra prestazioni e economia di
utilizzo. Anche in questo caso il complesso propulsore\trasmissione, grazie a
un'azzeccata spaziatura delle marce, riesce a destreggiarsi sia nel misto che
nei percorsi extraurbani dove i reggimi di rotazione si stabilizzano.
Apprezzabile la capacità del piccolo dCi di abbattere drasticamente i consumi
quando si viaggia a velocità costante.
Un altro passo in avanti
L’impatto estetico è andato
sensibilmente migliorando negli ultimi anni e il risultato è una Sandero che si
tiene ben vicina alle caratteristiche di casa Dacia ma che, al contempo,
procede verso una strada di miglioramento della qualità di assemblaggio e
caratteristiche estetiche. La vista dominate è sicuramente il frontale che
contiene alcune citazioni alle più moderne tendenze in fatto di design. Per il
resto i designer Dacia hanno puntato su linee più tradizionali. Il grosso salto
di qualità si avverte nell'abitacolo dove spazio e comfort sono notevolmente
migliorati. Buone le finiture sia della tappezzeria che della plancia. I sedili
non danno il fianco a critiche e le regolazioni, per quanto riguarda il sedile
lato guida, sono più che sufficienti per trovare la corretta posizione. Tra gli
aspetti positivi va citato il volante che, oltre essere di buona fattura,
riporta una buona risposta durante la guida. Un nota negativa è sicuramente la
rumorosità generata a livello degli specchietti retrovisori che si avverte in
maniera sensibile ogni qual volta la velocità sale. In sostanza una vettura che
guarda si al lato pratico ma che crescendo si è fatta sempre più bella.
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